giovedì 1 ottobre 2015

La crisi del foglio bianco

L'idea che ti sfugge; il bianco candido che ti aggredisce la vista e il cervello; lo spazio vuoto che urla e brama di essere riempito mentre tu sei lì che lo fissi e...
... niente!
Centordicimila idee si accavallano e si accartocciano nella mente, intersecandosi, intrecciandosi, incasinandosi, senza capo né coda e tu ci sei nel mezzo. Vorresti acchiapparne una, una *valida* e schiaffarla su quel cavolo di foglio, ma... niente!
Sfuggono, svolazzano, ti sbeffeggiano e tu sei lì, davanti a quel vuoto assordante che ti grida addosso la sua frustrazione: riempimi! Vestimi! Scrivimi! Disegnami! Imprimimi!
Allora, stremato, ci provi: scrivi, leggi, cancelli, riscrivi, rileggi cancelli. Poi lasci tre parole in croce, giusto perché il foglio non resti proprio bianco-bianco. E chiudi. Ma quel candore vuoto è lì che ti rode dentro.
Un giorno.
Una settimana.
Un anno.
Poi viene quella mattina/pomeriggio/sera, non importa il momento della giornata, ma tu sai che devi riprendere in mano quel foglio. Sai che le quattro parole in croce che ci hai lasciato le cancellerai, ma non importa.
Le idee non stanno più svolazzando follemente e, anzi, la sensazione è che la mente sia praticamente vuota, tranne che per quella scintilla che splende più del bianco abbacinante del foglio.
E quel bianco inizia man mano a tingersi d'inchiostro, i pensieri prendono forma e via! Il tempo si espande e continuerà a farlo fino a quando non avrai finito di scrivere o disegnare.
Chi ha detto che il nero è vuoto?
Spesso il nero è pieno e il bianco è il vuoto assoluto, un baratro candido che strappa cuore e anima, lasciando senza fiato e speranza.
Il nero è inchiostro sparso, è ombra confortante che dona tridimensionalità all'oggetto investito dalla luce soffocante.
Personalmente, il foglio bianco è il mio peggior nemico.

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