venerdì 2 ottobre 2015

Empatia


E' lì, che mi aspetta. Il primo sole del mattino scorre, caldo e languido, sulle sue morbide forme perfette.
Forme di donna, mi viene da pensare sorridendo.
Sì di una bella, indomabile donna.
Mi attende nell'hangar, sornione, come una bella donna al mattino, in attesa di un'ulteriore prova d'amore.
Di virilità.
Un invito e una sfida.
Il rullaggio sulla pista è un dolce preliminare.
La spinta, il decollo come l'assalto di una belva furiosa. Un brivido, fors'anche per un infinitesimo istante, di paura e piacere dal cervello al cuore. E oltre.
Il volo, un gioco infinito delle parti.
Estasi? Forse.
Empatia.
Parte l'uno dell'altro, le coscienze fuse in una. L'uno il prolungamento dell'altro.
Umano e macchina. Ma c'è differenza, in quei momenti?
L'urto al suolo è come un pugno nello stomaco.
Il ritorno a terra.
Alla realtà.
Man mano, la sensazione sgradevole di rientrare nel proprio corpo che d'improvviso pare troppo stretto, scomodo, insufficiente.
Prima di andar via non posso farne a meno: gli passo accanto, sollevo una mano e sfioro con finta noncuranza il metallo liscio. Un saluto sussurrato sulle labbra.
Il sole allo zenit riverbera nell'hangar, plasmando in controluce forme perfette di donna.
Mi dà le spalle, sornione.
Soddisfatto.
Sorrido e non posso far altro che attendere domani.


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