giovedì 1 dicembre 2016

Postproduzione (parte prima)

Tasto dolente.
Molto dolente.
Il "problema post-produzione" si divide, a mio parere, in due sotto argomenti:
- post produzione sì, post produzione no
- post produzione: quanta?
Partiamo dal principio, quindi sia dal primo punto che proprio dagli albori della fotografia: la post produzione NASCE con la fotografia e ne è parte INTEGRANTE.
A tutti quelli che mi dicono: "Eh, ma prima del digitale queste cose non c'erano!" "Eh, ma col negativo non si faceva!" "Eh, ma adesso avete la vita facile!" "Eh, ma adesso c'è Fotosciop!" replico: "Miei cari signori, mi spiace deludervi e far cadere tutte le vostre certezze di grandi conoscitori dell'arte fotografica, ma vi devo dire che praticamente TUTTO quello che si fa con Photoshop lo si faceva in luoghi scuri, angusti e puzzolenti di chimica chiamati "Camere oscure"".
Sostituzioni di persone, ricostruzioni, sparizioni, cieli intensi, oggetti che spuntano dal buio, tagli, cuci, ricuci, aggiusta, schiarisci, scurisci, annerisci.
Solo che siccome era una cosa da davvero poche persone, la fotografia per i profani era "tutta e pura Verità", perché riproduceva il Vero senza Inganno.
Ignoranti.
Nel senso che ignorate, e non c'è assolutamente nulla di male, ma è così.
Ci son più falsi storici colossali in giro creati in camera oscura che non ai giorni d'oggi col digitale.
Il bello è che l'utente comune si giocherebbe la testa riguardo l'assoluta veridicità sul 99% delle foto "di una volta", e ce la perderebbe puntualmente.
Questa credenza per cui "le vere foto non vanno ritoccate" viene fermamente difesa da quella parte dei "guerrieri della reflex" che si "vantano" di "non dover assolutamente ritoccare le loro immagini, che sono già giuste come escono in camera" e "guai all'uso di Photoshop o diavolerie simili".
Amen.
Partendo dal presupposto che ok, è fondamentale partire da un'inquadratura corretta, da un'esposizione corretta, da una scelta del punto di messa a fuoco corretta, da una selezione del diaframma e del tempo di esposizioni adatti alla scena che si vuole riprendere, faccio presente che già solo i preset delle macchine fotografiche (non intendo i programmi di scatto, ma proprio le tarature di nitidezza, saturazione, contrasto etc) sono una post produzione, SOPRATTUTTO se si lavora in jpg (il RAW ba-bao.tata! va per forza elaborato!! Amen...)
L'utilizzo di un filtro è post produzione. Così, giusto per ricordarvelo...
Poi, scusate: i files hanno comunque delle latitudini di posa notevoli, perché restare imbrigliati in immagini didascaliche o, peggio, perdersi dei ricordi perché non si vuole accedere a quella che è semplicemente una parte INTEGRANTE del concetto di "fotografia" ovvero dello "scrivere con la luce".
La post produzione non è altro che il modo di sfruttare al massimo le opportunità che ci siamo creati sulla pellicola o sul sensore.
Coloro i quali propugnano l'intoccabilità del file in quanto "riproduzione fedele del vero" si dimenticano, o forse non si rendono conto, che già soltanto un taglio differente, l'uso di un'ottica piuttosto che di un'altra, un punto di osservazione diverso, una sovra esposizione piuttosto che una sottoesposizione, un diaframma selettivo piuttosto che un tutto fuoco, danno interpretazioni dello STESSO LUOGO, della STESSA SCENA, dello STESSO ISTANTE totalmente differenti e, spessissimo, totalmente discordanti.
Questo da far presente a quelli che ti guardano e dicono: "Ah, perché? *Tu* postproduci??" Con aria di superiorità.
Post produrre non significa "per forza" salvare tutte le foto perché *tecnicamente sbagliate*, significa migliorarle o, molto più spesso, portare le immagini esattamente come le aveva viste e immaginate l'autore, il quale era partito *volutamente* da una certa scelta di taglio ed esposizione.
Anche questo fa parte dell'essere fotografi: la consapevolezza di quello che si fa, dall'inizio alla fine. E' vero, ci sono immagini che non necessitano di post produzione per essere gradevoli, ma non per questo la post produzione dev'essere considerata "il Male Assoluto"
In calce, il maestro della fotografia Ansel Adams con una delle sue opere più famose, così come la scattò la prima volta e vent'anni dopo, così come l'aveva immaginata e voluta, grazie alla post produzione studiata in camera oscura.



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