martedì 24 ottobre 2017

En plein air


Cogliere la luce, l'istante, nella vana illusione di eternarlo in uno scatto, poiché l'attimo che ci ha rapito l'animo è quello immediatamente precedente a quando abbiamo fatto "click"
E la luce è già mutata, un poco, e cambierà ancora, vibrando costantemente sulle superfici, giocando con esse, rendendole ogni istante lievemente differenti.
I pittori che amano dipingere en plein air lo sanno bene. La rincorrono, inseguendola rapidi a colpi di pennellate frementi sul foglio o sulla tela. Ogni stesura, una vibrazione congelata.
Gli Impressionisti furono letteralmente tormentati da questo fremere, da questo vibrare e mutare costanti. Tentarono di imprimerlo sulle loro tele con pennellate veloci e dense, sovrapposte, scomponendo la luce, il colore, seguendone il cammino sugli oggetti, sulle persone, sulla Vita.
Fotografare significa letteralmente "scrivere con la luce", l'apparecchio fotografico, che sia esso digitale o analogico, è un pennello col quale dipingere, sul sensore o sulla pellicola, la propria personale visione del Mondo e della Vita.
Come un pittore può scegliere di essere più o meno "realista", così pure il fotografo può scegliere di rappresentare ciò che lo circonda in maniera più o meno didascalica, fino a diventare un artista assolutamente astrattista. Non perché la macchina fotografica è un mezzo meccanico allora la fotografia è relegata nell'angolo della rappresentazione della "realtà assoluta"
Molte le tecniche, gli accorgimenti, le "invenzioni" attraverso le quali il fotografo può dare libero sfogo alla sua interpretazione personale.
Inseguire la luce, il suo vibrare intenso nelle giornate d'autunno, fissarne la mutevolezza sul sensore come un pittore en plein air fa sul foglio di carta da acquerello.
Questo l'intento del mio progetto, nel quale desidero cogliere lo spirito di una frase del Maestro Toulouse_Lautrec "L'autunno è la primavera dell'inverno"

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